Il convento fino dalla sua fondazione, avvenuta intorno alla seconda metà del secolo XIII, ebbe un'ottima biblioteca. Il patrimonio librario iniziò ad essere costituito nella forma più significativa, per quantità e qualità di elementi, con il lascito dei propri libri che il beato Giovanni da Pistoia fece al convento al momento della sua morte, avvenuta nel convento S. Romano di Lucca nella notte tra il 20 e il 21 marzo 1493. Nel "Necrologio" di S.Domenico di Pistoia (Bibl. Forteguerriana, ms B 76, c.23v) si legge, tra le altre annotazioni relative al beato Giovanni: "Avemone di suo più di 70 volumi di libri e denari, parte al convento nostro e parte frate Nicolò dalla Petra el quale fue gran tempo compagnio del supradicto frate Giovanni (..)".
È presumibile che l'intenzione di fra Giovanni fosse che i suddetti libri, raccolti da lui stesso nel corso degli anni e in occasione dei suoi numerosi viaggi in Italia, non solo rimanessero nella biblioteca del convento di Pistoia, ma fossero anche messi a disposizione degli studiosi locali; intenzione che deve essere stata espressa dal domenicano già prima della morte: infatti il 10 marzo 1493 ('94) il Consiglio Generale del Comune di Pistoia deliberò di destinare lire 1000 provenienti dai frutti del Monte di Pietà alla costruzione dell'edificio della biblioteca destinata ad accogliere e conservare il lascito librario di fra Giovanni.
Mancano notizie relative alle vicende della biblioteca dei Domenicani di Pistoia fino al momento del suo parziale trasferimento nel convento S. Domenico di Arezzo avvenuto quando il convento di Pistoia subì la soppressione operata dal Granduca Leopoldo nel 1783. "Ci rimane il ricordo (come ha scritto Renato Piattoli) di 17 casse di libri allora spediti ad Arezzo insieme a 10 corali. Ma anche la casa aretina di lì a brevi giorni venne soppressa (1784) e i libri furono costretti a cambiar dimora nuovamente. Per fortuna non andarono dispersi, o almeno non tutti, e noi abbiamo potuto rintracciarli nella biblioteca del Seminario Vescovile di Arezzo: parliamo dei libri a stampa, ché di codici manoscritti non vi è traccia. Due libri soltanto appartenuti al beato Giovanni sono individuabili: le "Vite dei Santi" di Iacopo da Varagine, stampate in Venezia nel 1478 da Cristoforo Arnoldo, ed i "Sermones Roberti de Senitis"(…) editi in Napoli il 30 gennaio 1489 da Mattia Moravo".
Entrambi questi testi portano note di appartenenza che rimandano a fra Giovanni da Pistoia. Il fatto che gran parte dei libri di questo domenicano sia andata dispersa va forse attribuito alla fama di santità che lo circondò dopo la morte, per cui tali libri furono ricercati e quindi posseduti e conservati come reliquie da confratelli e cittadini.
Presso la succitata Biblioteca del Seminario aretino si trova un "Liber sacerdotalis" del 1537 che porta l'indicazione di un'antica appartenenza alla "sagrestia" del convento S. Domenico di Pistoia, libro che però, stando alle osservazioni dello stesso Piattoli, è di problematica collocazione all'interno dei depositi librari del detto convento.
È probabile che fino alla seconda metà del Cinquecento la biblioteca conventuale e quella di fra Giovanni fatta costruire dal Comune di Pistoia e contenente i libri da lui lasciati, vivessero separate per poi fondersi e, infine, avviarsi alla data della dispersione settecentesca.
Riacquistato il convento nel 1928 da parte dei Padri Predicatori, la biblioteca fu ricostruita e notevolmente incrementata, anche perché il convento di Pistoia fu destinato a Casa di Studio per i frati aspiranti al sacerdozio.
Nell'ottobre del 1943 la biblioteca fu colpita, insieme con gran parte del convento, dal bombardamento aereo anglo-americano che colpì la città di Pistoia; dei circa 35.000 volumi che ne costituivano il nuovo patrimonio, se ne salvarono poco più di 400.
Una volta finita la guerra il convento venne ricostruito e con esso fu ricostituta anche la biblioteca, grazie soprattutto al "Fondo P. Mariano Cordovani", nostro confratello (libri di teologia e filosofia) e poi a mano a mano incrementata.

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