NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL'UNIVERSO – ANNO A
Prov 31,10-13.19-20.30-31; 1Tess 5,1-6; Mt 25,14-30

OMELIA

"Come un pastore... passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse... andrò in cerca della pecora perduta e ricondurrò all'ovile quella smarrita..."

E' 'ultima domenica di quest'anno liturgico. E' un momento di passaggio. La fine è anche un inizio. Nella fine sta un inizio nuovo. Fine di un cammino e di un tempo, ma rinvio a nuovi cominciamenti.

La festa di Cristo 're' – un re particolare così lontano dal nostro immaginario su re e imperatori - si fa così preludio dell'avvento cammino di chi attende la venuta. Le prime comunità cristiane parlano di Gesù come 'colui che viene', 'colui che deve venire': 'Sei tu colui che deve venire o dobbiamo aspettarne un altro?... Nella preghiera che resta come antica traccia delle prime liturgie dopo l'esperienza della pasqua veniamo a sapere che i primi cristiani si rivolgevano a Cristo con l'invocazione 'Vieni Signore Gesù': Marana thà.

Come allora anche ora la sua presenza è attesa nel tempo dell'assenza. Il sepolcro rimane vuoto ma questo vuoto è segno di una presenza nuova. Dobbiamo attendere Gesù nel tempo del sepolcro vuoto e siamo però spinti e invitati a scorgerne la presenza là dove lui stesso si fa incontrare. E' tempo di una assenza che fa sentire il suo peso ma in cui restare svegli, non farsi prendere dal sonno, aprire occhi e cuore per imparare a riconoscere i segni del suo venire. Perché Gesù continua a darsi ad incontrare come il Risorto nella nostra vita.

Gesù ci ha parlato di Dio nella sua vita e ce l'ha raccontato nei termini in cui Ezechiele parla di Dio: come un pastore che pascola il suo gregge, come chi ha a cuore e si china, come colui che si prende cura e pone attenzione alla pecora smarrita e accompagna quella perduta. Ha parlato di un Dio di tenerezza e di vicinanza.

Gesù così rende presente nei suo gesti nelle sue parole un volto di Dio che per primo va in cerca dell'uomo. Non è l'uomo che per primo cerca Dio, piuttosto è Dio che viene incontro a noi. E' già la sua azione delicata e silenziosa che sta all'origne e precede ogni nostra apertura e ricerca. E Dio si fa incontro mostrando il volto di chi si prende cura.

Lo sguardo di Dio va in cerca di chi ancora non c'è, fuori del recinto, oltre le barriere: la sua preoccupazione sta nel radunare, il suo sogno è che nessuno vada perduto. E' il sogno di una accoglienza che è lasciata quasi come eredità di cui farsi continuatori. Se scoprissimo che attendere Gesù si attua nelle apertura dell'accoglienza e del radunare insieme chi è perduto…

"...ho avuto fame e mi avete dato da mangiare... ero straniero e mi avete accolto"

'Signore quando ti abbiamo visto?' Il re si identifica con quei piccoli che gli uni hanno accolto, a cui gli altri hanno rifiutato un aiuto concreto. Il re nella parabola di Matteo è Gesù che verrà nella gloria. Ma il suo venire nella gloria si colloca nel futuro atteso. Ora continua a venire come è venuto nella sua vicenda umana. Il suo cammino è stato quello del crocifisso, disprezzato dagli uomini. Ora si rende vicino e si identifica nei volti di coloro che vivono come lui il rifiuto, la dimenticanza, il disprezzo. Verrà in una cornice di gloria, ma ora viene nel nascondimento e nella povertà. Per questo è difficile da riconoscere perché noi attendiamo spesso un Dio misura nostra, chiuso in schemi di potere e di affermazione. L'attesa pasquale si fonda sull'annuncio che il risorto è il crocifisso: è questa la conversione a cui siamo chiamati, il cominciamento sempre nuovo. E' re in un modo paradossale. E' un re che occupa l'ultimo posto e non ha insegne regali. E indica anche come prepararsi all'incontro e come iniziare a viverlo sin da ora: nella cura. Come il pastore che ha uno sguardo di compassione e si prende cura. Divenire pastori gli uni degli altri, reciprocamente, imparare a piegarsi nella cura della compassione. Gesù apre gli occhi su ciò che ci è chiesto. Non avere il successo, non avere il riconoscimento e neppure ottenere risultati di quanto viviamo. Ci chiede di prendersi cura, ci chiede di piegarsi sull'altro povero. E' questo il cammino in cui imparare a riconoscere Gesù che viene. Vieni Signore Gesù…


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